Dall’Italia a Capo Nord in camper – parte 2

Isole Lofoten dall'Italia a Capo Nord in Camper

Un viaggio dall’Italia a Capo Nord implica un viaggio dentro se stessi: un percorso lungo strade deserte che danno il tempo di riflettere, ammirando una natura incontaminata e spazi infiniti. Una volta giunti alla meta, si abbandonano tutte le preoccupazioni e i pensieri negativi per lasciare spazio alla gioia del cuore. Si rientra a casa alleggeriti nei pensieri e carichi di emozioni.

Il viaggio di ritorno da Capo Nord è un susseguirsi di sorrisi e risate, gli occhi spalancati ad ammirare paesaggi soltanto sognati e l’infinito nell’anima.

Giorno 9: Capo Nord – Alta – Badderen – Km 300

Distese di betulle torte dal vento si susseguono per chilometri; le renne, padrone della strada, ci obbligano ad inchinarci al loro passaggio.

La prima tappa è Alta, città ricostruita e di scarsa bellezza, che nasconde tuttavia uno dei siti più interessanti della Norvegia. Le incisioni rupestri, situate lungo l’Altafjord, possono essere ammirate in un paio d’ore, con una passeggiata di 3 km. Lungo la passerella che attraversa l’area, il visitatore scopre la loro storia, ma anche la natura in cui si trovano.

Proseguiamo per un centinaio di chilometri e troviamo ospitalità in una piazzola per camper, base di diversi pescatori che da qui partono per battute di pesca notturna. Il loro bottino è ricco: diversi salmoni di grosse dimensioni.

Un tramonto meraviglioso ci abbaglia: il sole si accoccola sul monte che fronteggia il fiordo per poi scivolare lungo il suo fianco, correre sui lievi pendii ed infine nascondersi. Ombre di barche e gabbiani compaiono all’orizzonte, illuminate dal rosso della notte scandinava.

Giorno 10: Badderen – Tromso – Ramfjordneset – Km 270

Le interruzioni per lavori lungo la E6 rallentano il percorso verso Tromso, pur consentendoci di raggiungere la cittadina portuale in ca. 5 ore rispetto alle 8-9 indicate dalle varie guide consultate.

Montagne e fiordi norvegesi verso Tromso
Verso Tromso

Parcheggiamo accanto al Polaria (60 NRK per 24h) e visitiamo questo piccolo ma interessante centro, che offre al visitatore un cinema panoramico sulle Svalbard. Il piccolo Acquario ospita alcuni pesci endemici e  quattro foche, due comuni e due di grandi dimensioni, che vengono nutrite alla presenza dei turisti.

Polaria Tromso
Polaria – Tromso

Una passeggiata nel centro ci porta ad ammirare le bellezze del posto:

  • la biblioteca, rivestita interamente di vetrate, ospita circa 30.000 volumi in numerose lingue
  • la Domkirke, chiesa luterana in legno (dove notiamo l’attenzione ai bambini, per i quali sono predisposti dei tavoli per disegnare all’ingresso)
  • l’area pedonale, rimanendo delusi dal mercato costituito da tre sole bancarelle di prodotti di artigianato locale, anziché di bancarelle di pesce e crostacei come descritto nella guida. Una venditrice ci conferma che l’unico pesce venduto sulla piazza è quello portato alle 12 di ogni giorno da un camioncino.

Indecisi se prendere o meno la funivia che porta ad ammirare la città dall’alto, ci accontentiamo del panorama offerto dalle strade arroccate sui pendii di Tromso,  che il navigatore ci costringe erroneamente a percorrere.

Un piccolo campeggio non particolarmente ben tenuto, a 25  km di distanza da Tromso, ci mette a disposizione una piazzola di fronte al fiordo. La pioggia ci culla e accompagna in questa decima notte di viaggio.

Giorno 11: Ramfjordneset – Andenes – Km 460

La strada verso Andenes procede lunga e sonnacchiosa anche grazie alla pioggia che non ci permette di apprezzare appieno quello che dovrebbe essere un gradevole paesaggio disseminato di foreste e fiordi. Un alce dallo sguardo addormentato fissa una impavida gazza ladra sul ciglio della strada.

La costa delle Vesteralen si intravvede all’orizzonte e lacrime di gioia mi rigano la guancia: finalmente sono arrivata in una delle mete da me sognate!

Vesteralen Norvegia di ritorno da Capo Nord

Lungo la strada mi regalano forti emozioni tutti coloro che, con determinazione, vedo dirigersi o tornare da Capo Nord: chi a piedi, chi in bici o bici orizzontale e perfino chi, da solo, ha raggiunto la propria meta guidando un trattore con una roulotte a rimorchio. Ognuno per propri motivi ha scelto di arrivare fino al punto più settentrionale dell’Europa ed ora procede lungo un percorso disseminato di nuove avventure.

Alle 17 siamo ad Andenes e come priorità assoluta ci rechiamo al Whale Center per prenotare il safari per il giorno successivo. Piove, ma sfidiamo la sorte e prenotiamo l’escursione, pur con un po’ di preoccupazione visto che viaggiamo con due bambini.

Andenes punto di partenza per il whale watching alle Isole Lofoten
Andenes

Pernottiamo all’Andenes Camping, a 2 km dal Whale Center, che per 200 NOK offre una bella vista sul mare, un locale lavanderia con lavatrice ed asciugatrice a pagamento (30 NOK), una sala lettura, una cucina ben riscaldata e dei bagni puliti, sebbene non al livello di molti di quelli  che abbiamo avuto modo di utilizzare finora; docce a pagamento: 10 NOK per 5 min.

Giorno 12: Andenes – Myre – Km 112

Mi sveglio di soprassalto alle 4 del mattino: il vento sferza con vigore e la pioggia cade sostenuta sul nostro camper; non riesco più a dormire per la preoccupazione di dover affrontare dalle due alle quattro ore di navigazione al freddo e sotto la pioggia, con due bambini!

Fortunatamente alle 8.30 realizzo, con un barlume di speranza, che forse il tempo non sarà dei peggiori.

Whale Watching ad Andenes

L’appuntamento per  il safari alle balene è fissato alle 9: ritiriamo i biglietti prenotati e pagati il giorno prima e, con guida italiana (Sara, una ragazza di Finale Ligure che mio figlio sostiene di aver già visto proprio al mare), visitiamo il centro per apprendere qualcosa in più sulle specie che abitano questo tratto di mare.

Sara cattura l’attenzione dei ragazzi, che la sottopongono a domande serrate sulle balene e sui calamari giganti.

Alle 11 ci imbarchiamo sulla nave Reine e da subito realizzo che il mare ed io siamo due elementi che si attraggono ma non si capiscono completamente: inizio infatti a percepire una, fortunatamente solo lieve, sensazione di malessere.

Dopo due ore di navigazione, cullati da un mare piuttosto calmo ed accompagnati da qualche nuvola, ecco finalmente il primo e unico capodoglio del safari: Johnny Handsome!

Il capodoglio sbuffa dal suo lato sinistro per un po’, per poi sollevare il capo, inspirare profondamente ed infine sollevare maestosa la sua ampia coda per mostrarla ai suoi rapiti spettatori prima di tuffarsi nel profondo blu.

Capodoglio alle Isole Lofoten, di ritorno da Capo Nord
Capodoglio

Il sonar del capitano della nave ci permette di seguire la rotta del mammifero e percepire i suoni che emette mentre è a caccia di pesci e calamari. Dopo mezz’ora, il tempo massimo di immersione in acqua di questa specie, ecco che Johnny riappare per mostrarci nuovamente la sua bellezza. Scompare e riappare per la terza e nostra ultima volta a distanza di un’altra mezz’ora, dopodiché il capitano della nave decide che è ora di rientrare alla base. La rotta di ritorno si presenta un po’ più movimentata e i 45 minuti necessari al rientro per fortuna passano piuttosto velocemente, chiacchierando un po’ con Sara e guardando l’orizzonte per evitare il malessere.

Verso Myre

Alle 16.30 siamo finalmente in camper, per gustarci la nostra colazione+pranzo+merenda a base di minestrone caldo, come richiesto da Greta negli ultimi 5 giorni di viaggio!

Alle 17.30 ci rimettiamo in viaggio lungo la strada che passa per Bleik e Stave, in modo da vedere anche il selvaggio lato occidentale dell’isola e arriviamo alle 19.30 all’Oppmyre Camping di Myre, realizzato nel terreno di proprietà di un’abitazione, con ottimi e pulitissimi servizi. Costo campeggio: 190 NOK per il camper + 30 NOK a persona oltre al guidatore; costo lavatrice o asciugatrice: 45 NOK; docce incluse nel prezzo. Ottimo!

Camping a Myre di ritorno da Capo Nord
Camping a Myre

Giorno 13: Myre – Svolvaer – Km 250

La prima tappa di oggi è Stokmarknes, dove visitiamo il Museo dell’Hurtigruten ed in particolare una delle sue navi degli anni ’60.  La struttura del museo è bizzarra: nella stessa sede si trovano il museo, un hotel e l’Università; per visitare la nave esposta occorre addirittura attraversare la sala computer dell’ateneo!

Proseguiamo per Melbu dove salpiamo immediatamente per Fiskebol, situato sulle Isole Lofoten. Il traghetto parte ogni ora e il tragitto dura circa 30 minuti; a bordo si trovano anche giochi per bambini. All’imbarco ritroviamo due camper italiani con cui abbiamo a tratti condiviso lo stesso itinerario. Sarà l’ultimo nostro incontro, visto che poi loro ripartiranno la sera stessa per Bodo, mentre noi sosteremo un paio di giorni su queste meravigliose isole.

L’impatto con le Lofoten, pioggia a parte, è di stupore. Angoli di vero paradiso si presentano ai nostri occhi ad ogni curva: paesini lungo baie di rocce rosa, singole rorbueren nascoste nei più remoti anfratti, verdeggianti pianure ai piedi di nere vette prospicienti mari turchesi e verde smeraldo.

Raggi di sole si fanno largo tra pioggerelle leggere, regalando splendidi arcobaleni su paesaggi da cartolina.

Giunti a Svolvaer  alle 14.30, perdiamo per pochi minuti l’ultima barca per il Trollfjiord; prenotiamo così per l’indomani  alle 10.30.

Approfittiamo del tempo libero per visitare il Magic Ice, dove sono ricreate sculture di ghiaccio e un bar, che offre bevande servite in bicchieri ovviamente di ghiaccio.

Magic Ice Svolvaer, bar di ghiaccio
Magic Ice

La strada per Henningsvaer è favolosa: enormi massi ed isolotti spuntano nel fiordo disseminato da strane sculture rocciose. Il paesino di pescatori, denominato la “Venezia del Nord”, è piccolissimo: un’unica stradina conduce al piccolo porto su cui si affacciano rorburen bianche e rosse.

Henningsvaer Isole Lofoten
Henningsvaer

Il nostro camper prosegue lungo strade solitarie fino ad Eggum da cui, pagato l’ingresso di 20 NOK, possiamo ammirare, dietro il nuvoloso orizzonte,  le isole Vesteralen e la spiaggia dagli enormi massi, caduti forse all’inizio dei secoli dai monti affiorati dal mare. Qui è possibile anche pernottare pagando una tariffa di 170 NOK, ma preferiamo avvicinarci a Svolvaer per essere prossimi al traghetto l’indomani.

Alle 20 siamo di ritorno nella cittadina e pernottiamo presso un modesto campeggio (costo 170 NOK).


Giorno 14: Svolvaer – Moskenes – Km 172

Alle 10.30 parte l’escursione per il Trollfjiord e noi, puntuali come orologi svizzeri, alle 10 siamo già in coda per ritirare i nostri biglietti. Il tempo si prende gioco delle previsioni meteo, che sostengono oggi debba esserci il sole: nuvoloni neri preannunciano altri rovesci dopo quelli della notte scorsa.

Lasciamo il porto di Svolvaer con qualche lieve goccia a bagnarci il viso. Dalla barca ammiriamo un paesaggio meraviglioso, delimitato dal porto con le sue rorburen rosse, i monti alle spalle e isolotti solitari che segnano il nostro passaggio.

Dopo un’ora di navigazione e qualche breve rovescio, entriamo nel Trollfijord, il fiordo più piccolo della Norvegia, largo dai 30 ai 70 mt. Pareti nere si gettano a picco nel mare; pochi minuti ancora e subito giungiamo alla valle di sbarramento del fiordo, dove ci viene servita un’ottima zuppa di pesce.

Trollfjiord Isole Lofoten
Trollfjiord

Sulla via del ritorno ci fermiamo in una zona molto pescosa: ciascuno di noi riesce a prendere un bel pesce. Luca e i bambini sono raggianti! Il tempo ci consente di godere appieno di questa attività, regalandoci altri nuvoloni.

Il prodotto della nostra “fatica” viene utilizzato come pasto per i gabbiani che ci volteggiano intorno numerosi; alcuni di essi utilizzano la mano di Lorenzo come appoggio per prendere il cibo offerto dal pescatore: Lorenzo è emozionato e divertito.

Ecco poi arrivare l’aquila di mare alla quale viene gettato un intero pesce; l’aquila volteggia più volte studiando la planata migliore, mentre i gabbiani volano sospettosi e timorosi a qualche metro di distanza. La regina dei cieli plana poi elegante sul mare per afferrare con i propri artigli il pesce da noi gettato; generosa, lo passa alla sua compagna con un fulmineo scambio in volo. 

Dopo questa grande emozione, si rientra al porto dove, in una bancarella sulla piazza, mangiamo un ottimo hamburger di pesce e del salmone delle Lofoten.

Sono le 15 ed il nostro viaggio prosegue in direzione Nusfjiord, incantato piccolo angolo di paradiso, incastonato fra vette a ridosso di un fiordo blu, raggiungibile dopo aver quasi toccato con mano pareti di tipo dolomitico.

Flakstad accoglie la nostra terza tappa della giornata con la sua lunga spiaggia di sabbia bianca costellata da enormi massi  che spuntano tra mare e sabbia.

Spiaggia bianca di Flakstad Isole Lofoten
La bianca spiaggia di Flakstad

Dopo una breve sosta proseguiamo per Reine, uno dei paesini–gioiello di Norvegia. Dopo una rilassante passeggiata tra le rorburen, ceniamo a base di baccalà e stoccafisso, serviti con verdure miste e patate. Una delizia del palato alla “modica” cifra di 864 NOK (ca 100 €) per due main courses per noi e due hamburgers per i bambini, mezza d’acqua e due pepsi.

Baccalà o stoccafisso al ristorante di Resine Isole Lofoten
Baccalà

Ultima tappa il campeggio di Moskenes (270 NOK), su un promontorio fronte  mare e porto da cui domani lasceremo le Lofoten per dirigerci a Bodo ed intraprendere il nostro lungo viaggio di rientro.

Giorno 15: Moskenes – A – Moskenes – Bodo – Krokstrand – Km 200

Oggi possiamo prendercela comoda: il paesino-museo di A apre alle 10 e noi distiamo solo un paio di minuti d’auto: si dorme fino alle 8.15, evviva!

A è un villaggio museo: il biglietto d’ingresso (70 NOK adulti , bambini gratis) consente di entrare a visitare la bottega del fabbro, il deposito delle barche, il calzolaio, il falegname e una casetta di un pescatore, ma soprattutto di accedere alla panetteria dove, nel forno del 1844, viene cotto un ottimo (seppur caro) pane e delle rosette alla cannella squisite e appena sfornate. 

Visitiamo poi il Museo dello Stoccafisso, gestito da un  colto e cordialissimo titolare multilingue che ha adibito a museo quello che prima era il luogo in cui lui stesso effettuava la selezione degli stoccafissi, dividendoli secondo la qualità. 

Il padrone di casa ci consegna una breve guida in italiano che illustra chiaramente la procedura di lavorazione del pesce e ci invita a visionare un filmato di 20 minuti. Solitamente non amo molto guardare film nei musei, ma questo davvero mi appassiona: illustra la vita dei pescatori delle Lofoten (il 95% degli abitanti) ed è molto chiaro ed avvincente. Dopo un tè e qualche biscotto, incluso nel prezzo della visita, ci rechiamo nuovamente a Moskenes per imbarcarci sul traghetto delle 14. E’ ormai bassa stagione ed effettivamente non c’è molta coda e nemmeno molte prenotazioni.  Da domani i traghetti saranno solo due al giorno (alle 7 e alle 23) per cui è davvero bene non indugiare oltre in questi luoghi incantevoli. 

Traghetto da Moskenes a Bodo
Traghetto per Bodo

A malincuore lasciamo le Lofoten e, sbarcati a Bodo alle 17.15, facciamo una deviazione dalla E6 direzione Oslo per osservare le Saltsraumen, i gorghi formati dall’incontro dei fiordi. Il momento di massima spettacolarità era alle 17.05, come da calendario pubblicato su www.visitbodo.no ma anche alle 18, ora del nostro arrivo, riusciamo a cogliere l’idea di quello che avviene ed a vedere alcuni mulinelli, anche dal ponte stradale (il ponte è a “pedaggio Automatico”: occorre registrare la propria vettura su www.autopass.no per vedersi addebitati sulla carta di credito il costo di questo ponte e di altre eventuali tratte a pagamento, oppure attendere a casa entro 1-3 mesi la richiesta di pagamento, come da noi scelto di fare)

Proseguiamo poi lungo la E6 e attraversiamo il Saltfjellet National Park, cime non più alte di 1500 mt ma ricoperte da ghiacciai. Il paesaggio è incantevole e ci fermiamo alle 19.30 a cena in una delle ampie piazzole con vista sui monti.

Alle 22 siamo al Circolo Polare Artico norvegese; il paesaggio è desolante: il centro visitatori ha appena chiuso, il piazzale principale è vuoto e solo diversi camper sostano nel secondo parcheggio disponibile. Una triste colonna con un piccolo globo all’apice indica il punto attraversato dal Circolo Polare Artico. Il centro visitatori offre solo un ristorante-caffetteria e un negozio di souvenirs come tanti altri.

Circolo Polare Artico norvegese
Circolo Polare Artico Norvegese

C’è ancora luce e facciamo così una breve passeggiata sulla collinetta dove si trova una seconda struttura commemorativa e dove ci sono le lapidi che ricordano i soldati jugoslavi della Seconda Guerra Mondiale.

E’ ormai buio e decidiamo di cercare un campeggio; il primo in cui ci imbattiamo ci ricorda i più terribili film dell’orrore: situato nel bosco, è completamente buio ad eccezione di una lampada appesa sulla porta di una piccola casetta in legno. Con i fari del camper illuminiamo alberi e qualche roulotte dall’aria dimessa sparsa fra la fitta boscaglia, una casetta degli attrezzi fatiscente e il nulla. Ci sentiamo a disagio e disorientati per cui, senza indugio, decidiamo di proseguire verso il campeggio successivo.

A Krokstrand ne troviamo uno carino; sono le 23 ed è ormai chiuso ma, come da buona usanza norvegese, è consentito l’accesso. Ci sistemiamo fra due belle betulle, ci colleghiamo alla corrente e finalmente riposiamo.

Giorno 16: Krokstrand – Trondheim – Km 557

Dopo aver pagato il campeggio (240 NOK), proseguiamo sotto la pioggia battente lungo la E6 che, dimenticati i bei paesaggi montani del Parco Nazionale, propone ora un fiume che scorre fra rocce rosse e rosa.

La valle tagliata dal fiume lascia poi spazio a prati, cittadine industriali e campi. Sostiamo per il pranzo alle cascate di Laskfossen e proseguiamo poi il nostro viaggio. La noia del paesaggio viene spezzata dall’avvistamento di due splendidi esemplari di gru e da un grande stormo di anatre che sta già migrando verso sud.

La pioggia rende difficile la guida: i chilometri sono tanti e farli su una strada bagnata e ricca di curve e sali-scendi non è di certo facile.

Alle 19.30 ci fermiamo allo Storsand Camping, nei pressi di Trondheim. Peccato per il tempo: il campeggio offre una bella vista sul fiordo e un bel parchetto giochi che i bambini purtroppo non possono sfruttare (costo 320 NOK, docce a pagamento 10NOK per 3 minuti)

Giorno 17: Trondheim – Uddevalla (SE) – Km 787

Partiamo alle 9 nuovamente sotto la pioggia, che ci accompagna per quasi tutto il tragitto fino ad Uddevalla, a 70 km da Göteborg. Le uniche soste che ci concediamo sono per un paio di rifornimenti di benzina e 15 minuti per la merenda: lungo la E6, oltre ai lavori che rallentano il percorso, vige anche il divieto di superare i 70-80 km/h per la maggior parte del tratto stradale.  Percorriamo 757 Km in dieci ore!

Passiamo attraverso il Parco Nazionale Rodane, con vette che arrivano al massimo a 2000 metri, dove avvistiamo un paio di gru ed un daino.

Ad Uddevalla sostiamo all’Haster Camping,  un bel campeggio, ma  piuttosto caro: 320 SEK (35 euro) con doccia esclusa (5 SEK/4min) e wi-fi  a 100 SEK (ca. 12 euro) per un solo dispositivo (stasera resteremo pertanto scollegati dal mondo). Piove, ovviamente: la speranza era quella di far giocare i bimbi al parco giochi o lungo la spiaggia per sfogarsi dopo due giorni chiusi in camper, sia di giorno per il viaggio che di sera per la pioggia. Il camping offre fortunatamente una piccola area ludica al coperto dove Lorenzo e Greta possono finalmente liberare le proprie energie.

Giorno 18: Uddevalla – Billund (DK) – Km 650

Anche oggi maciniamo chilometri su chilometri.

Passiamo per Göteborg, senza sostare, giusto per avere un’idea della città, che ci appare subito molto piacevole e vivibile con i suoi ampi viali, il centro pedonale dalla pianta squadrata e ricco di numerosi negozi, il porto con il  suo grande museo navale Maritime, la Domkyrke, molto più contenuta rispetto al Duomo cui siamo soliti pensare, e i quartieri “creativi” come quello di Linné.

Giunti a Malmö ripaghiamo i 98 euro necessari ad attraversare il ponte che ci riporta in Danimarca e, passando per il centro di Copenhagen, di cui rivediamo rapidamente dal camper l’Amalienborg, il Tivoli, i vari musei e il meraviglioso ed affollatissimo porto di Nyhavn.

Giungiamo alla Cittadella, dove parcheggiamo per poter dare uno sguardo rapido, facendoci largo fra la folla, alla Sirenetta, simbolo di Copenhagen e tanto amata da Greta. E’ divertente vedere come folle di turisti, nel tentativo di scattare una foto accanto alla statua, riescano ad escogitare i metodi più assurdi e maldestri per arrivare sul masso dove siede la Sirenetta: c’è chi salta con abilità, ma soprattutto chi mette un piede su un sasso convinto di non bagnarsi, ma non si accorge che in realtà questo è coperto dall’acqua, chi senza problemi entra in acqua con le scarpe, chi scivola dai sassi e ci cade comunque e chi rovinosamente effettua un vero e proprio goffo ed involontario tuffo!

La Sirenetta
La Sirenetta

Riattraversiamo la città non senza qualche difficoltà: la strada indicata dal navigatore è aperta solo ai bus a causa di lavori; non ce ne accorgiamo e ci ritroviamo a compiere un tratto di strada vietato. Finalmente riusciamo ad infilarci in una via parallela consentita ai più ed a rimetterci sulla retta via.

Pagati altri 50 euro per attraversare questa volta il ponte che collega ad Odense, arriviamo a Billund nuovamente sotto l’acqua, rincorsi da una nuvola che segue solo ed esclusivamente la nostra strada.

L’Holiday Village di Legoland è proprio carino. Sono le 20 e ancora molta gente si affolla alla reception per prenotare un cottage, una camera nell’hotel o una piazzola per camper come noi. Diversi i parchetti per i bimbi, l’angolo con qualche animale da fattoria e i bagni per famiglie: ampi locali con lavabo, doccia, bagno e fasciatoio; non mancano la sala tv e la cucina.

L’acquisto del biglietto di ingresso direttamente al resort permette di ottenere un prezzo molto più vantaggioso rispetto a quello ottenibile alle casse di Legoland per un solo giorno. 

I bambini sono emozionatissimi: è stata per loro una vera ed inaspettata sorpresa.

Giorno 19: Legoland

Oggi intera giornata dedicata a Legoland: quanto è cambiata (e si è ingrandita) da quando ci siamo stati io e Luca ancora fidanzati 12 anni fa!

I bambini si divertono tra giochi, costruzioni ed esplorazioni

La sera rientriamo al campeggio. Buona Legonotte!

Legoland Billund in Danimarca

Giorno 20 – Un “salato” rientro verso casa – Km 750

Rientro verso casa con AMARISSIMO imprevisto: di passaggio per Amburgo, dove volevamo ammirare la torre della televisione, per colpa del navigatore ci infiliamo per sbaglio in una stradina strettissima da cui usciamo traumatizzati dalla paura. Ci insegue di corsa un ragazzo in bicicletta e subito dietro una volante della polizia: il ciclista sostiene che abbiamo urtato un’auto parcheggiata. Noi non ci siamo accorti di nulla… 5 volanti della polizia, inclusa la scientifica, cercano di rilevare più info possibili. Multa super salata divieto per Luca di guidare in Germania fino a quanto non verrà accertata la nostra colpa o innocenza.

Impaurita supplico un poliziotto di far prendere il camper a Luca fino almeno fuori Amburgo, ma ci viene proibito. MI faccio coraggio (si fa per dire) e, con le lacrime agli occhi, guido fino a Solling, dove pernottiamo. Ho percorso circa 500 km, guidando e piangendo, piangendo e guidando.  Tutto sommato me la cavo.

I rilievi ci daranno poi ragione e la multa ci verrà restituita 8 mesi dopo.

Giorno 21: Solling – Rothenburg ob der Tauber – Lindau – (CH) – Km 370

Proseguiamo per Rothenburg ob der Tauber.

Rothenburg ob der Tauber ultima tappa di rientro dal nostro viaggio a Capo Nord
Rothenburg ob der Tauber

Visitiamo il paesino, ci risolleviamo il morale con panino e salsiccia e proseguiamo per Lindau, dove troviamo un campeggio non lontano dal centro. La sera prendiamo l’autobus che ci porta al paesino, deserto e bagnato da una triste e lieve pioggerella. Rientriamo; il morale non si è ancora risollevato.

Giorno 22: rientro a casa da Capo Nord – Km 320

Passato il confine con la Svizzera, finalmente il camper è di nuovo nelle mani di Luca. Si prosegue per casa con una sosta a San Bernardino per il pranzo. Casa dolce casa. Ma il camper mi manca già e anche Capo Nord!

Trovi il racconto della prima parte di questo itinerario on the road nell’articolo “Dall’Italia a Capo Nord in camper – parte I

8 Risposte a “Dall’Italia a Capo Nord in camper – parte 2”

  1. Ho letto con estremo interesse il tuo articolo sulla Norvegia perchè se tutto va liscio e non ci sono problemi con la pandemia, potrebbe essere la mia destinazione estiva per quest’anno. Speriamo bene!

  2. Davvero dettagliatissimo questo itinerario! Mi è sembrato di essere un po’ lì con voi. Credo proprio che la mia parte preferita siano le Lofoten. Sono appassionata di fotografia e credo sarebbe un sogno essere lì!

  3. Una bellissima avventura, peccato per il piccolo incidente di percorso (fortuna che vi hanno dato ragione). Posso chiedere quanto è costato il tutto? Raggiungere Capo Nord in camper è uno dei miei sogni che spero un giorno di poter realizzare.

    1. Ad incidere più che altro è il costo del noleggio, se non hai un camper tuo. Poi i campeggi mediamente costano circa 30 euro a notte e, se ti porti tutto da casa, anche il vitto non grava sulla spesa (spenderesti lo stesso stando a casa).

  4. Buongiorno! Che avventura bellissima! Correi tanto farla anche io ma mi spaventa molto il fattore prezzo e soprattutto il fatto che i miei hanno un camper ed io mi sono sempre sentita anti campeggio ma vedendo questo vostro tour mi avete fatto venire una bellissima emozione e voglia di partire

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