Il Castello dell’Innominato, itinerario manzoniano

Il Castello dell’Innominato è uno di quei luoghi che non puoi perderti, memore dei ricordi scolastici e se hai un figlio adolescente che sta studiando Alessandro Manzoni e i Promessi Sposi.

Così una domenica pomeriggio, eccoci in auto, direzione Somasca, a una sessantina di chilometri da Milano e a soli cinque da Lecco, carichi della curiosità di chi vuole appurare con i propri occhi se davvero questo è il luogo cui si riferisce lo scrittore.

“Il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendìo piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati…”

Secondo la tradizione, la Rocca fu abitata da Francesco Bernardino Visconti, personaggio cui Manzoni si ispirò per la figura dell’Innominato; il borgo sottostante il Castello invece, viene denominato “Malanotte”: si tratterebbe del luogo dove, nei Promessi Sposi, si trovavano la taverna e il posto di guardia dei Bravi.

Qualcuno ancora oggi dubita che questa sia la fortezza dove Manzoni ambientò il Castello dell’Innominato, sebbene testimonianze certe, giunte fino ad oggi, lo smentiscano, come ci ha raccontato uno dei preti che cura il Santuario.

Cenni storici sulla fortezza di Somasca

La storia della rocca risale alla preistoria, ovvero a quando sono state trovate le prime tracce di un centro abitato. Una fortezza venne invece realizzata nel XII secolo ad opera della famiglia Benaglio, Signori della Val San Martino; passò poi ai Della Torre nel 1312.

Nel ‘400 il Castello segnò il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia; nel 1509 fu distrutto dai Francesi e la popolazione locale contribuì allo smantellamento utilizzando le pietre della fortezza per realizzare nuove costruzioni.

Tra le sue rovine, San Girolamo Emiliani si ritirò in penitenza.

I suoi seguaci, i Padri Somaschi, nel 1628 edificarono il loro primo seminario e la propria sede, aggiungendo nel XIX secolo anche delle cappelle che raccontano la vita del Santo e le sue opere di carità nei confronti dei più bisognosi, soprattutto orfani della zona. Nacque così un Sacro Monte.

Di quello che un tempo era l’antica fortezza di Somasca, restano il muro perimetrale, alcune torri e parte dei bastioni. Nel 1902 gli Alpini installarono un’alta croce che domina la valle, in sostituzione di quella eretta nel ‘500 in onore di San Girolamo.

La passeggiata al Castello dell’Innominato

La passeggiata che conduce al Castello dell’innominato è un percorso semplice adatto anche a famiglie con bambini. Un sentiero che regala splendide vedute sulla valle e su “quel ramo del Lago di Como che volge a Mezzogiorno…”

Il nostro consiglio è quello di raggiungere il Castello dell’Innominato partendo dalla Basilica di San Girolamo Emiliani a Somasca, meta di pellegrinaggio e sede di incontri religiosi, rientrando a Somasca di Vercurago seguendo la tortuosa ma affascinante scalinata. Si compie in questo modo un percorso ad anello che regala ogni volta nuove prospettive.

Basilica di San Girolamo
Basilica di San Girolamo Emiliani

Dall’ingresso della Basilica e con la stessa alle spalle, prendi la stradina a destra che conduce a quella che un tempo era l’abitazione del Santo.  Prosegui fino alla Tomba della Beata Caterina Cittadini e raggiungi l’arco che segna l’ingresso al Sacro Monte e la salita alla Rocca lungo la Via delle Cappelle.

Ingresso al sentiero per il Castello dell'Innominato
Ingresso alla Via delle Cappelle

Raggiungere il Castello dell’Innominato lungo la Via delle Cappelle

La strada in pavé sale dolcemente, scandita dalle cappelle che raccontano la vita e le opere del Santo; i pellegrini la percorrono lentamente, in meditazione, ammirando il panorama che da qui è meraviglioso, soprattutto con i colori dell’autunno.

A metà percorso si trova una scalinata, detta “Scala Santa”, che un cartello invita a percorrere in ginocchio, nei venerdì di Quaresima, per ottenere l’indulgenza plenaria.

Proseguendo lungo il sentiero si raggiunge “la Valletta”, l’ingresso al Santuario di San Girolamo, luogo in cui il Santo abitava con gli orfanelli di cui si prendeva cura.

Il Santuario di San Girolamo

Il Santuario di San Girolamo gode di una posizione incantevole, protetto dalla montagna e aperto sulla valle. Fermati per un momento di preghiera nella chiesetta ricavata nella roccia e ammira poi il panorama: ti sentirai pervaso dalla tranquillità.

Accanto alla chiesa si trova una fonte, che purtroppo al momento della nostra visita era chiusa. Si dice che, proprio in quel punto, San Girolamo abbia fatto sgorgare acqua dalla roccia.

Di fronte alla Chiesa alcuni cartelli esplicativi, tratti da una tesi di laurea, raccontano storia, architettura e curiosità del luogo e del Castello dell’Innominato.

Il Castello dell’Innominato

Lasciato il Santuario, la strada sale leggermente per una decina di minuti fino alla Rocca. Il sentiero è in terra battuta e passa davanti alla Trattoria La Rocca, dove ti puoi fermare per il pranzo o per una merenda e dove si trova anche un piccolo parco giochi per i bambini.

Arrivati sulla cima della roccia calcarea, detta anche “Tremasasso” in memoria dei temibili Bravi che abitavano la zona, si resta incantati dal panorama sull’intera Valle di San Martino e sui monti circostanti: la Grignetta, il Moregallo, il Coltignone, i Corni di Canzo, il Monte Rai ed il Monte Barro.

Prima di accedere al Castello, osserva sulla destra la pietra che segna l’antico confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.

Si accede poi all’interno di quel che resta del Castello dell’Innominato: le mura sono ancora ben visibili insieme all’antica torre, che oggi ospita una cappella con una tappa della storia di San Girolamo.

All’interno delle mura svetta la grande Croce che domina la valle.

Molti si rilassano all’interno delle mura, mentre altri fanno picnic sui prati antistanti il castello, prima di ridiscendere a valle.

Tornare a Somasca dal Castello dell’Innominato

Ti suggeriamo di tornare a Somasca seguendo la ripida scalinata che dal Castello scende a valle, per ammirare la zona da un’altra prospettiva. La stradina che passa sotto il Castello ti conduce al suo inizio; troverai anche un cartello che la indica.

Inizio sentiero dal Castello dell'Innominato a Somasca di Vercurago
Inizio del Sentiero dal Castello a Somasca

La scalinata è costituita da diversi tortuosi gradini (non li abbiamo voluti contare) e, se non soffri di vertigini, potrai serenamente ammirare il panorama.

Il sentiero prosegue fino alla “Scala Santa”, che è vietato percorrere in discesa, e giunge all’ingresso del Santuario.

Da qui ripercorri la Via delle Cappelle fino al parcheggio, non prima di aver fatto una gustosa sosta al Bar Ristorante La Sfinge: le torte fatte in casa sono squisite!

Dove parcheggiare per raggiungere il Castello dell’Innominato

La soluzione migliore è quella di lasciare l’auto nell’ampio parcheggio situato accanto alla Basilica di San Girolamo e da lì proseguire a piedi fino alla Via delle Cappelle, da cui intraprendere la salita al Castello dell’innominato. Il parcheggio è gratuito.

Informazioni utili

  • Lunghezza del percorso: 1 km circa
  • Dislivello: 100 mt
  • Tempo di percorrenza: 1h a passo lento e con breve sosta al Santuario di San Girolamo
  • Difficoltà: molto facile
  • Abbigliamento: comodo; scarpe da ginnastica consigliate

In zona ti consigliamo una passeggiata al Lago di Sartirana, a poca distanza da Lecco. Se ami i panorami vista lago sali invece in vetta al Monte San Salvatore per restare incantato!

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